Je me régale

Nata a Losanna nel 1988, vivo e lavoro tra Lugano e Venezia.


Je me régale è ciò che diciamo la compagna di mio papà ed io, ogni volta che compio gli anni e mangiamo la mia torta al cioccolato preferita. È sempre un bel momento, in cui mi delizio, me la godo, sto bene e provo piacere. Questo è ciò che sento anche quando dipingo, e vorrei si percepisse osservando le mie opere: non sono il riflesso di contorsioni della mente, bensì esprimono il mio tentativo di liberarmi da esse, per andare alla ricerca di incoscienza e abbandono.
Quando mi trovo davanti ad un foglio bianco, provo a pensare che potrei fare a meno di “truccarmi”, poiché l’arte mi offre il privilegio di mostrare la mia parte più spontanea. Di fronte alla carta bianca cerco di non pormi limiti, per questo motivo passo subito all’azione, mettendo in moto un processo creativo del quale non riesco mai a prevedere il risultato: niente schizzi, schemi preparatori e studi, solo gesti impulsivi, frenesia, colori, materiali vari e il mio giudizio estetico. Il quadro è concluso quando appaga la mia vista, quando c’è armonia. Chi si aspettasse di più dalle mie opere, magari un valore etico, sociale, morale, oltre a quello estetico (con le emozioni che ne possono derivare), potrebbe rimanere deluso, scoprendo che non racchiudono nulla di tutto ciò.
Ammetto che molti miei lavori nascono da un input concettuale, il quale viene però subito sopraffatto dall’atto creativo, attraverso cui produco soprattutto forme astratte e ornamenti, anziché figure riconducibili alla realtà. A chi guarda l’opera conclusa dico che, in origine, un’idea c’era, ma che ognuno è libero di vederci ciò che vuole. Emblematica è la serie Apparati e sistemi del 2012, la quale è ispirata al corpo umano, ma somiglia piuttosto a un’enciclopedia di fiori tropicali.
Un sovrappiù di valore nelle mie creazioni credo di poterlo sentire solo io: esse sono per me un bisogno primario, una terapia, un amore, un punto fermo, un gioco, un piacere, un divertimento, una sfida, un modo di comunicare (mi permettono di esprimermi in maniera fluida e diretta, molto più di quanto riesca a fare con linguaggio verbale o del corpo), un elemento che mi accomuna ad alcune persone piuttosto che ad altre, un soggetto di cui parlare, un modo per conoscermi di più e per presentarmi agli altri, una passione da coltivare, un rifugio, un’evasione, il motivo del mio bisogno di indipendenza, l’elemento che mi fa vivere bene la solitudine, anche quando non sono io a ricercarla, una fonte di guadagno, ...
Nella vita di tutti i giorni non mi separo facilmente dai miei capisaldi, ovvero l’orgoglio, l’autocontrollo e l’esigenza di identificarmi nella perfezione, ma riesco a farlo quando esprimo me stessa attraverso i colori, in maniera semplice e sincera; quando ciò accade, mi sento bene e, paradossalmente, provo anche un senso di onnipotenza. Sono tanto sicura del mio “lavoro” perché mi rispecchia in maniera naturale, quindi non potrebbe essere diverso; ha senso solo così com’è, libero dai gusti della gente, dalle tendenze del mercato e dall’obbligo di comunicare qualcosa a tutti i costi (cioè dalla necessità di arricchire il pubblico da un punto di vista etico, sociale, morale, ...). Se venisse criticato in maniera costruttiva, allora potrei plasmarlo un po’, ma stravolgerlo sarebbe impossibile, significherebbe snaturarlo e privarlo di tutti quei valori che lo rendono tanto essenziale per la mia esistenza.

Non so se tutto ciò che ho scritto sia vero. Forse questo breve testo è piuttosto una proiezione nel futuro, poiché descrive l’intento che ho di liberare la mia passione da alcuni blocchi mentali, che ancora oggi la condizionano; osservando tutte le opere prodotte negli scorsi anni, mi son chiesta se siano veramente frutto di incoscienza e abbandono, ma al momento la risposta è incerta. Questa risposta deve diventare affermativa (in relazione alle opere che produrrò in futuro), al fine di sentire davvero la pittura come un’evasione dalla quotidianità (fatta di tante cose belle, ma anche di limitazioni, prima tra tutte l’ossessione per la perfezione).
Essendo ancora “agli inizi” del mio percorso, mi concedo il lusso di salire lentamente sulla mia scala di obiettivi, andando di pari passo con la mia crescita personale e culturale.


L'arte non può esser racchiusa in un progetto o ricerca precostituita.
(Danilo Ciaramaglia, professore, artista e mio grande punto di riferimento)